Sono stati assegnati, al Beverly Hills Hotel di Los Angeles, i premi Golden Globe, che ogni anno rappresentano il preludio alla consegna degli Oscar, che verranno consegnati il 24 febbraio. A fare incetta di premi è stato il film "Argo", di Ben Affleck, che ha avuto la meglio sul favorito "Lincoln" di Steven Spielberg, in corsa anche per gli Academy Awards com ben 12 nomination. Il film del regista di "Schindler's List" ha ricevuto però il premio per il miglior attore, andato al sempiterno bravo Daniel Day Lewis. Nella categoria commedia ha stravinto "Les Miserables" di Tom Hooper, mentre il premio per il miglior film straniero è andato al gioiello di Michael Haneke, "Amour".
Non ho visto ancora l'ultimo film di Spielberg (conto di andare al più presto), ma non stupisce che la scelta della giuria sia ricaduta sulla pellicola- rivelazione di Affleck: "Argo" è infatti un'opera onesta e degna di tutto rispetto.
Il film racconta l'incredibile storia vera di una missione dei servizi segreti americani in Iran, negli anni della rivoluzione khomeinista: con lo stratagemma della realizzazione di un finto film di fantascienza (intitolato, appunto, "Argo"), vennero liberati alcuni connazionali riusciti a fuggire all'assalto all'ambasciata americana a Teheran e rifugiatisi presso la sede di quella canadese.
Affleck si dimostra regista maturo, attento all'introspezione dei caratteri e alla costruzione della storia; non ricorre mai alle soluzioni facili, si inventa uno story- board iniziale per spiegare le motivazioni storiche dei fatti narrati, mescola abilmente, fin dalle prime inquadrature, dramma, commedia, thriller e racconto metacinematografico, non rinuncia a indagare sulle implicazioni della politica americana in Medio Oriente negli ultimi quarant'anni, lanciando anche uno sguardo allarmato al presente. Il linguaggio cinematografico è teso, rigoroso, come in un film di impegno civile degli anni Settanta. Ci scommetto che vincerà anche agli Oscar!
In attesa di vedere gli altri film vincitori, voglio dedicare due parole alla vittoria di "Amour", il film di Haneke vincitore anche della Palma d'Oro, toccante racconto di amore, morte ed eutanasia con protagonisti due anziani coniugi, chiamati a confrontarsi con il termine ultimo dell'esistenza. La pellicola del regista de "La pianista" è forse il miglior contributo di quest'annata alla storia del cinema ed è, a mio parere, un vero capodopera, tanto alti e fuori dal tempo sono i temi trattati. Lo stile, asciutto e sommesso, conferisce al film la pulizia e la bellezza solenne dei classici, mentre la macchina da presa insegue zavattinianamente le minute incombenze di quotidiana fine- esistenza dei protagonisti. Gli attori, infine, fanno il resto: Jean Louis Trintignant è perfetto, sublime, ogni suo gesto o sguardo è carico di amore e di dignità umana, mentre Emmanuelle Riva, nel suo passare con naturalezza fisiologica dalla vita alla malattia alla morte, raggiunge vertici di intensità raramente raggiunti nel cinema degli ultimi anni.






Nessun commento:
Posta un commento