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domenica 20 gennaio 2013

Vita di Pi: la "prova ontologica" di Ang Lee, tra Robinson Crusoe e Walt Disney

La vita di Pi Patel (Suraj Sharma), un ragazzo indiano cresciuto fin da piccolo a contatto con gli animali dello zoo paterno. Quando la famiglia decide di trasferirsi in Canada per difficoltà economiche, il giovane sarà costretto ad affrontare la più dura delle prove: la nave, infatti, farà naufragio e Pi perderà tutta la sua famiglia. Scampato miracolosamente alla spaventosa tempesta, il ragazzo comincerà una dura lotta per la sopravvivenza in mezzo all'Oceano. Unica sopravvissuta oltre al giovane: una tigre del Bengala, con cui Pi dovrà fare i conti.
Tratto dal romanzo di Yann Martel, "Vita di Pi" è un film panteista, dove ogni essere vivente ha un'anima ed è permeato da Dio. La storia del giovane Pi, novello Robinson Crusoe, si configura come un racconto di formazione, di scoperta dell'Assoluto e di iniziazione alla morte ("La vita è fatta di separazioni ma la cosa peggiore è non avere l'attimo giusto per dirsi addio!" dice il protagonista). Questo itinerario spirituale avviene attraverso il confronto con le forze di una natura spietata e bellissima, che la macchina da presa di Ang Lee osserva con sguardo incantato. Per una volta, effetti speciali, computer graphics e tecnologia 3D non soffocano la narrazione ma sono funzionali al racconto che qui, sovente, si fa poesia. 
Tra riprese stile national geographic, visioni oniriche, isole carnivore e animali più umani degli umani (talvolta un po' alla Walt Disney), Lee costruisce un film d'avventura di grande suggestione, una vera gioia per gli occhi dello spettatore, senza perdere tuttavia di vista gli aspetti filosofici legati alla riflessione su tematiche "alte" come la limitatezza della condizione umana e l'esistenza di Dio. 

Pi Patel e la tigre chiamata Richard Parker


Locandina del film