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sabato 9 marzo 2013

Anna Karenina: Joe Wright vuole dare la "sua" versione del romanzo di Tolstoj. Tranquilli: niente di nuovo sotto il sole.

La tragica vicenda della nobildonna russa Anna (Keira Knightley), moglie di Karenin (Jude Law), alto funzionario dello Zar. In occasione di un viaggio in treno verso la residenza del fratello, la donna conosce l'affascinante Aleksej (Aaron Perry Johnson), e se ne innamora perdutamente. La loro passione sfiderà le convenzioni sociali e genererà una bambina. Impossibilitata a sposare Aleksej, Anna è costretta ad affidare la sua piccola a Karenin, perché venga riconosciuta e gli venga garantito un avvenire sereno e normale. Ma l’amor fou per Aleskej condurrà alla rovina e alla perdizione la giovane aristocratica che, spinta dalla disperazione, si getterà tra le rotaie di un treno in corsa.
Il capolavoro di Lev Tolstoj è stato oggetto più volte di attenzione da parte del cinema: le prime trasposizioni filmiche del romanzo russo per eccellenza risalgono addirittura agli albori della Settima Arte, se è vero che il primo film sulla sfortunata moglie di Karenin risale al 1911. Seguono vari altri adattamenti: nel 1915, per la regia di J. Gordon Edwards, nel 1948, regia di Julian Duvivier (quello della serie di Don Camillo) con Vivian Leigh nei panni della tragica eroina, fino al “recente” film di Bernard Rose, con Sophie Marceau. Ma per tutti Anna Karenina ha sempre conservato il volto della divina Greta Garbo, protagonista dell’edizione datata 1934 e diretta da Clarence Brown: fulgida e misteriosa, la “fata severa”, come la definì Fellini, incarna perfettamente il tormento e l’estasi del personaggio di Tolstoj, regalando un’interpretazione memorabile. Ed è proprio al classico degli anni Trenta che Joe Wright attinge a piene mani, con verve da cinefilo, per la sua versione postmoderna dell’immortale romanzo.
Il regista, già avvezzo al confronto con significative pagine di letteratura (Orgoglio e pregiudizio, Espiazione) sceglie questa volta la forma del “teatro nel cinema”, con il racconto che si dispiega tra quinte e scenografie volutamente “rivelate”. Lo stratagemma metateatrale e metacinematografico, condito con evidenti echi di Ophuls e Fellini, si risolve tuttavia in un freddo e manieristico esercizio di stile, che uccide il pathos della storia. Personalmente, mi sa che continuo a preferire il linguaggio classico, didascalico e illustrativo del film di Clarence Brown. E il fascino immortale della divina Garbo al limitato repertorio espressivo di Keira Knightley.

Keira Knightley e Aaron Johnson in Anna Karenina (2013)
di J. Wright