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domenica 20 gennaio 2013

Tutti i santi giorni


Guido è un ragazzo educato, colto e appassionato di letteratura latina e agiografia protocristiana. Come sovente accade ai giovani d’oggi, fatica a trovare una condizione lavorativa adeguata alla sua formazione scolastica: il ragazzo si guadagna da vivere dunque come portiere di notte in un albergo della capitale. Ogni mattina, torna dalla sua ragazza, Antonia, che sveglia con un caffè a letto e con il racconto della vita del martire o del santo celebrato quel giorno dal calendario. Antonia lavora presso un autonoleggio di giorno, di notte canta e suona nei pub della città. Tra i due giovani sussiste una relazione salda, fatta di amore e di condivisione dei sacrifici. La loro storia subisce una svolta quando dovranno fare i conti con la sterilità e l’impossibilità di avere un bambino. Antonia e Guido affronteranno il faticoso iter medico che dovrà renderli finalmente genitori, ma il figlio desiderato non arriverà mai. Il fallimento del loro progetto di famiglia incrinerà irrimediabilmente la loro relazione.
Si tratta, senza dubbio, del miglior film italiano dell’anno. Virzì è l’unico regista in grado di raccontare l’Italia di oggi, senza cadere negli stereotipi o nel “già visto”. Girato in una Roma impersonale e periferica, tra raccordi, tangenziali, grandi alberghi e ospedali, il film è il racconto amaro delle difficoltà di una generazione senza futuro, alle prese con il precariato e con l’impossibilità di progettare la propria vita, sia in ambito lavorativo che in quello sentimentale- familiare. 
Il regista osserva in modo impietoso lo squallore di una società sterile, che registra con un realismo e un’ironia mutuati direttamente dalla grande commedia all’italiana. Ma rispetto al cinema di Monicelli e di Risi emerge, nel film dell'autore livornese, una simpatia e un affetto per i personaggi che conferisce all'opera una delicatezza veramente rara nel cinema italiano. Gli attori, bravissimi, danno il loro personale contributo poetico alla definizione e all'introspezione dei caratteri e impreziosiscono un film che, sebbene denso di interrogativi e di allarmi, possiede l’onestà, la naturalezza e la leggiadria di un classico.

Guido e Antonia, alias Luca Marinelli e Thony
(Federica Johanna Victoria)