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martedì 5 febbraio 2013

"Lincoln" di Steven Spielberg: la noia fa capolino, ma la storia del 13° Emendamento merita attenzione

Gli ultimi mesi di vita di Abraham Lincoln: dalla battaglia per l’approvazione del 13° Emendamento (che sancì l’abolizione definitiva della schiavitù in America) all’assassinio del presidente americano al Ford's Theatre di Washington.
Spielberg racconta, con lo stile sobrio e rigoroso dei classici, il faticoso cammino di un popolo verso la democrazia e la libertà, tra sanguinose guerre fratricide e controversi intrighi politici.
È evidente il richiamo all’attualità che può assumere la rievocazione della difficile lotta contro la schiavitù dei neri in un Paese che negli ultimi anni ha eletto per due volte Obama presidente, ma l’attenzione verso le tematiche dell’intolleranza razziale e del riscatto del popolo di colore  caratterizza da sempre il cinema del regista (“Il colore viola”, “Amistad”). 
Il grande romanzo storico dell’autore di “Schindler’s List”, tuttavia, non è esente da un certo didascalismo e da una retorica di fondo che appesantisce il film, rendendolo a tratti noioso. Manca, inoltre, un vero approfondimento psicologico del personaggio, nonostante la magnifica interpretazione di Daniel Day- Lewis. 
Resta una interessante lezione di storia e di “buona politica”, che merita di essere guardata con attenzione soprattutto nel nostro Paese, considerando l’osceno ciarpame politico e mediatico a cui assistiamo quotidianamente.