martedì 9 aprile 2013

La lezione dei nonni tatuati

Ho il piacere di pubblicare, tra le pagine del blog, un contributo di una cara amica ed esperta di cinema, Irene Candido, che ci propone un confronto tra due pellicole di rilievo del panorama cinematografico italiano, "Gomorra" di Matteo Garrone e il recentissimo "Educazione siberiana" di Gabriele Salvatores. Vi invito a leggere con attenzione le interessantissime riflessioni dell'autrice e spero che il blog possa aprirsi sempre di più alla collaborazione di amici, appassionati ed esperti che  abbiamo voglia di impreziosire queste pagine. Buona lettura!


La lezione dei nonni tatuati

Educazione Siberiana e Gomorra

“Beata vergine Maria, madre di Dio, piena di grazia, ascolta le parole del tuo umile servo.
 Perdona noi onesti criminali per i peccati che siamo costretti a commettere.
Aiutaci a combattere i politici burocrati assetati di potere e i loro tirapiedi, gli sbirri e i soldati e tutti gli altri diavoli in divisa.
O santa madre del santissimo Dio benedici le nostre armi, tempra i nostri coltelli, indirizza i nostri proiettili e consacra noi così che la nostra ira possa diventare la tua.”

Una preghiera come questa suona quasi agghiacciante nelle orecchie di noi “occidentali”. Non ha nulla di stravagante invece per un bambino cresciuto con un’ “educazione siberiana”. Un bambino come Kolima, il protagonista di Educazione Siberiana di Gabriele Salvatores . Nato in un villaggio della Transnistria, in Moldavia dell’Est, Kolima viene cresciuto da nonno Kuzya secondo la rigida disciplina degli Urka, una comunità di criminali deportata da Stalin dalla Siberia.
Allo spettatore viene concessa la possibilità di spiare dall’interno i complicati meccanismi di questo sistema sociale e di cercare di capirli. In via del tutto eccezionale si può sedere nel banco a fianco  a Kolima e Gagarin e ascoltare le lezioni, le favole, le storie vere di nonno Kuzya. Penetrare i segreti di una criminalità organizzata.
Altra criminalità organizzata che può venire in mente allo spettatore italiano di questo film, con la quale si trova indotto a fare il paragone, è la mafia. Altro film che racconta dall’interno un universo malavitoso, è Gomorra di Matteo Garrone. Entrambi tratti da best sellers (Educazione Siberiana di Nicolai Lilin e Gomorra di Roberto Saviano), entrambi tentativi di replicare il successo editoriale con quello cinematografico e di estendere la divulgazione di storie che non dovevano essere raccontate fino in fondo dai narratori originali. Conosciamo tutti infatti gli esiti dell’“aver parlato” di Saviano da una parte; dall’altra Nicolai Lilin in un’intervista racconta di come la madre per prima lo accusasse di “aver detto troppo”. Questi possono essere tuttavia i rischi che corrono i romanzieri di ultima generazione, le cui fiction sono sempre di più intrise di realtà, di cronaca.
Testimoni di mondi segreti ai più, i due narratori/autori riportano ciò che hanno visto rivestendolo  con un velo sottile di invenzione. Mondi segreti con alcune analogie, appunto. Mondi irregolari con origini forse molto simili.
Come la mafia infatti può essere fatta risalire al brigantaggio del mezzogiorno, abbandonato a se stesso subito dopo l’unità d’Italia, così gli Urka sono diretti discendenti degli Efei, briganti siberiani di epoca pre-cristiana. Spesso questo tipo di criminalità nasce dalla miseria e dalla disperazione, da una volontà di ribellione a uno Stato non solo distante, ma ostile. Sono tentativi di ristabilire la giustizia in un mondo di ingiustizie, la cui causa arriva dall’alto. Nascono appunto dall’ “ira” nei confronti delle istituzioni incarnate da “diavoli in divisa”, un’ira che per essere legittimata si ricopre di sacralità. “Rubare ai ricchi per dare ai poveri”, per riequilibrare le diseguaglianze, è l’obiettivo degli Urka anziani come poteva esserlo per un mafioso “mitico” come Salvatore Giuliano, all’epoca visto nel suo paese quasi come un eroe, un Robin Hood.
Da Gomorra come da Educazione Siberiana possiamo ricavare una morale: in entrambi i film vediamo che chi non rispetta i codici, le regole della comunità, viene schiacciato. Nel primo infatti due ragazzi (Marco e Ciro) che tentano la strada apparentemente più facile per arricchirsi più velocemente, che decidono di “mettersi in proprio”, che non rispettano l’autorità dei capi clan, vengono eliminati. Nel secondo, Gagarin ricopre lo stesso ruolo: il traditore che viene infine punito. Proprio come il lupo della favola di nonno Kuzya, mettendo davanti l’interesse personale (sfamarsi, diventare ricco) a quello della comunità, volendo troppo (“folle volere troppo… un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare”), perde la dignità e la vita. Perché "la fame viene e scompare, ma la dignità, una volta persa, non torna mai più". E in opposizione a queste figure, in entrambi i casi vengono presentati esempi di buona condotta. L’obbedienza paga a in Transnistria come a Scampìa: tanto è vero che Totò e Kolima si salvano inserendosi nelle due comunità e rispettandone le tradizioni.
Tuttavia Educazione Siberiana, rispetto a Gomorra, custodisce un vero e proprio carattere fiabesco; un po’ per l’elemento esotico che restituisce allo spettatore, un po’ perché le tradizioni degli anziani Urka sono ormai estinte e il loro racconto arriva a noi quasi come una leggenda. La vera criminalità Urka e i valori ad essa associati sono infatti morti insieme agli ultimi detentori delle tradizioni. La mafia, per contro, si è evoluta e le regole non scritte simili alle siberiane da “criminali onesti” (“non uccidere bambini, non trattare e vendere droga, non assumerne”) per ottenere il consenso della comunità, sono scomparse.
In definitiva educazione giusta o sbagliata quella impartita da nonno Kuzya? Educazione siberiana, semplicemente. Un’educazione relativa a quel mondo, che funziona in quel mondo, dove le favole dei lupi hanno effettivi riscontri nella realtà di quel luogo. E in un luogo climaticamente e socialmente ostile forse è impensabile lottare con la vita senza imparare ad avere un contatto diretto e continuo con la morte, come insegna il sacerdote-maestro di tatuaggio:
"Le vite degli uomini possono sembrare tutte simili, si nasce, ci s'innamora, si fanno figli, si lavora e poi si muore. Alcuni uomini la vita se la godono, altri la tollerano. Ma noi siberiani, Kolima, noi la vita la combattiamo. I nostri tatuaggi sono le nostre ferite, sono i trofei che abbiamo vinto lottando".

Irene Candido


Una sequenza di "Educazione siberiana"


Locandina del film di Gabriele Salvatores

Una celebre sequenza di "Gomorra" di Matteo Garrone

Ciro Petrone, interprete di "Gomorra" di Matteo Garrone





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