martedì 19 febbraio 2013

Viagem ao Princípio do Mundo (1997): l'ultimo, commovente regalo di Mastroianni

Manoel (Marcello Mastroianni), vecchio regista di origini portoghesi, e Alfonso, attore televisivo figlio di un portoghese emigrato in Francia, fanno un viaggio in auto con un attrice e un amico verso il Nord del Portogallo. Il regista (alter ego di De Oliveira) ritroverà i luoghi della propria infanzia, che versano ormai in uno stato di abbandono e decadenza, mentre Afonso incontrerà una vecchia zia, che vive in un paesino sperduto tra le montagne.
Ingiustamente dimenticato, si tratta in realtà di uno dei film più importanti della storia del cinema, per un semplice motivo: è l'ultima interpretazione di Marcello Mastroianni. Il grande attore sarebbe morto poco dopo, e alla sua memoria il film è dedicato. Non c'è stato mai, nel cinema, genio più grande di Mastroianni. E vederlo in questo film, anziano, malato, giunto ormai alla fine della sua grande esperienza di uomo e di artista, commuove e fa riflettere. 
Manoel De Oliveira gli costruisce attorno un film proustiano, intessuto di ricordi, di riflessioni sulla vita, sulla memoria, sulla morte. Il suo Portogallo ancestrale, dimenticato dal mondo, diventa il "posto delle fragole" dove è custodito il senso dell'esistenza e dove ritornare prima di approdare alla meta finale. 
Il viaggio dei protagonisti si fa così metafora del tempo che consuma ogni cosa, della circolarità della vita ("il tempo che separa un altro tempo, che col tempo diventa presente"), del bisogno di ritrovare le proprie radici, un "principio", a cui aggrapparsi. 
Un road movie dell'anima, dove Mastroianni ci regala, umile, malinconico, la sua personale ricerca del tempo perduto: "Vivere a lungo è un dono di Dio" dice "ma ha un prezzo". E in una scena, quasi preannunciando la sua morte imminente, si aggira ansioso in un cimitero. Il suo sguardo, di intensità lancinante, contiene tutto: la precarietà dell'esistenza, il senso della fine. Immenso.



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